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L'Orvieto rosso

DOC rosso orvietanoIl vino rosso di Orvieto ebbe una popolarità non minore del bianco. Fin dalle origini si produceva diffusamente sulla Rupe, soprattutto nel circondario collinare verso Sugano, specie nei possedimenti che in epoca medievale furono dei Della Greca, il più famoso dei quali, Ranieri detto Neri, fu eletto capitano del popolo nel 1280. L'ottima qualità del "Vino Sucano" trova il suo più celebre estimatore in papa Paolo III Farnese, che aveva al seguito un sommelier personale, Sante Lancerio, che così descriveva la bevanda: "Viene a Roma per schiena di muli et per soma. Tali vini sono per la maggior parte rossi et è perfettissimo vino si per il verno quanto per la state[...] Di questo vino S.S. beveva volentieri, massime quando era in Orvieto."

Le registrazioni della Statuto della Colletta testimoniano che il vino rosso rappresentava nel XIV secolo il 14% del totale del vino introdotto in città, nonostante la marcata predilezione per il bianco. Il rosso era, rispetto al pregiato bianco, più corposo e proteico, integrava bene le diete povere e prevalentemente vegetariane, veniva portato in fiasche di terracotta a bandoliera oppure in otri elastici durante le giornate lavorative. Anche il vino liturgico fu rosso, dalle origini fino all'inizio del 1500, per migliore assimilazione al sangue del Signore e per la sua più facile reperibilità. Il vino bianco fu introdotto in chiesa solo in un secondo tempo, per praticità e per non causare macchie sui paramenti dell'altare. Sulle mense dei nobili e del clero il vino rosso si sposava invece splendidamente alla selvaggina, diffusa e ordinaria pietanza di carne. Gli allegati alla relazione di Giorgio Garavini riportano dati relativi ai mosti prodotti nel circondario di Orvieto che rivelano come agli inizi del Novecento (vendemmia 1912) nel comune di Castel Viscardo venisse prodotto Sangiovese, e come ci fosse una produzione di uve rosse nell'alto orvietano nei comuni di Fabro, Monteleone e Parrano.

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