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Orvieto sotterranea

Orvieto sotterraneaProtesa tra terra e cielo, tra le viscere oscure del sottosuolo e le luminose altezze verso cui si slancia l'ardito Duomo, la città di Orvieto ha sempre avuto un'intensa vita sotterranea, a cui gli abitanti hanno affidato nei secoli esistenza, sopravvivenza ed economia. L'imponente reticolo di spazi e manufatti ipogei di varia natura, come tutto ciò che appare oscuro e misterioso ha esercitato e tuttora esercita una grande attrazione sull'immaginario di visitatori e abitanti. Oggi, grazie a una serie di studi e di ricerche, il sottosuolo di Orvieto appare abbondantemente censito rivelando ben 1200 cavità e, anche in virtù dell'encomiabile iniziativa di alcuni privati, la città sotterranea è stata resa accessibile in vari e significativi punti, diventando materia di visite e percorsi di grande fascino. Visitare e conoscere Orvieto non può prescindere dal mettersi in relazione con le sue misteriose cavità. Assolutamente da programmare, dunque, un'esplorazione dettagliata delle sue pulsanti viscere che, senza nulla togliere alle suggestioni del fascino arcano del sottosuolo, vi rivelerà, attraverso segni e tracce insospettate, quanto l'intricato reticolo ipogeo abbia avuto una funzione preminentemente pratica.

La particolare attenzione degli studiosi per l'Orvieto ipogea inizia in modo più sistematico nell'Ottocento, con uno studio di Gian Francesco Gamurrini riservato ai pozzi e ai cunicoli della Volsinii etrusca; prosegue con il lavoro di Adolfo Cozza al momento della realizzazione della Carta Archeologica d'Italia, che rileva a Orvieto molte strutture sotterranee, e si arricchisce nel 1928 delle preziose indicazioni di Pericle Perali contenute nel suo studio Orvieto etrusca. Ulteriori e importanti elementi di conoscenza emergono negli anni successivi in virtù di alcune campagne di scavo e, nel 1983, durante i lavori di restauro di Palazzo Faina, che permettono indagini e ritrovamenti in alcuni butti. Preziosi a partire dagli anni Novanta anche i ripetuti studi sull'Orvieto ipogea dell'archeologo Claudio Bizzarri, presupposto del progetto "Orvieto Underground" che, insieme ad altre evidenze, costituisce oggi una delle maggiori attrattive della città sotterranea.

È stata la particolare natura geologica del masso su cui sorge la città, costituito in gran parte di tufo e pozzolana, a consentire agli abitanti di scavare, in tremila anni di storia, le oltre mille cavità che si intersecano e si accavallano sotto il tessuto urbano. Tracce dell'etrusca Velzna, della medievale Urbs Vetus, della città rinascimentale e di quella moderna vi accompagneranno in uno straordinario viaggio nel tempo, in un percorso emozionante che, affondando nelle più profonde radici di Orvieto, ve ne restituirà una suggestiva e meno abusata memoria. Si tratta di un palinsesto di cultura materiale leggibile in stretta connessione con quello a cielo aperto, per le funzioni imprescindibili e complementari che la città sotterranea assicurava a quella di superficie. Immergendovi nel sottosuolo della rupe vi imbatterete in una tipologia multiforme di manufatti: cunicoli, condotti, cisterne, pozzi, butti, cave e centri di produzione di varie epoche e, del tutto singolari, una fitta serie di nicchie quadrangolari, i cosiddetti colombari, dove in grotte con aperture verso l'esterno si praticava, con evidenti scopi alimentari, l'allevamento dei piccioni.

Furono gli Etruschi i primi a scavare, alla ricerca dell'acqua, pozzi, cunicoli e cisterne, realizzando un avanzato sistema di architettura idraulica sotterranea. I pozzi etruschi più diffusi, di cui potrete vedere alcuni esemplari nella visita "Orvieto Underground", sono condotti verticali per lo più quadrangolari di misura più o meno standard (cm 120x80), muniti di pedarole per la discesa e la risalita; talvolta i condotti sono circolari, con un diametro di un metro circa, e non necessariamente con pedarole. Potevano servire o come raccordo con le cisterne sotterranee, o come perforazioni per raggiungere la risorsa idrica. Maestri di idraulica, gli Etruschi realizzarono anche un sistema di cisterne impermeabilizzate in argilla.

Nel Medioevo il contatto idraulico con il sottosuolo continua: risale al XIII secolo la costruzione dell'acquedotto pubblico, di cui sono visibili alcuni resti nell'area archeologica posta sotto il Palazzo del Popolo (accesso dal Palazzo stesso) e lungo le scale mobili che dal parcheggio di Campo della Fiera conducono a Piazza Ranieri. L'acqua proveniva dall'altopiano dell'Alfina e, dopo una condotta forzata, veniva distribuita alle varie fontane attraverso una rete idrica sotterranea. Accanto a questa risorsa non mancavano, come testimoniano documenti di archivio, pozzi e altre cisterne pubbliche e private. E cisterne e pozzi punteggiarono ovviamente la città anche in epoca rinascimentale. Gli esempi più grandiosi sono, per il visitatore, il Pozzo di San Patrizio e l'ancor più antico Pozzo della Cava; ma per chi vorrà soffermarsi sulle aggraziate cisterne monumentali di alcune piazze e chiostri (Piazza del Popolo, Chiostro di San Giovanni, Chiostro di San Francesco all'interno della Biblioteca Comunale in Piazza Febei), o sbirciare su quelle ancor più gentili di alcuni privati cortili, la connessione tra le evidenze architettoniche di superficie e i manufatti del sottosuolo continuerà ad essere eloquente. Da non dimenticare, in questo dialogo tra il sopra e il sotto, neanche una ricognizione all'area archeologica nei sotterranei della Chiesa di Sant'Andrea, irrinunciabile visita guidata su prenotazione; e una puntata alla Grotta dei tronchi fossili, una cavità artificiale di grande interesse, con resti paleobotanici riferibili all'ecosistema che, 350 mila anni fa, precedette la formazione del masso tufaceo su cui si estende Orvieto, ben prima che comparisse la presenza umana.

Il risultato dei molti, felici ritrovamenti nei butti medievali e rinascimentali del sottosuolo di Orvieto - che hanno restituito ceramiche e maioliche delle due epoche e, nel caso di Palazzo Faina, anche manufatti di epoca etrusca – è disperso in pregevoli collezioni pubbliche e private sparse per il mondo. Se ne conservano a Orvieto, fortunatamente, vari esemplari: alcuni ricondotti per donazione o acquisto alla proprietà pubblica e in attesa di essere esposti in una sede adeguata, altri di pregevole fattura al MODO, e altri ancora, che costituiscono scarti di fornace, presso il Pozzo della Cava. Irrinunciabile visita anche questa, che vi metterà in contatto non solo con l'interessante manufatto che unisce, insieme, le tracce dell'attività di perforazione in epoca etrusca e medievale, ma anche con tutto l'affascinante habitat sotterraneo che lo circonda.

Un luogo ipogeo di singolare interesse e fascino rispetto alla produzione ceramica è, inoltre, il vicino Museo delle Maioliche Medievali e Rinascimentali Orvietane che, nel luogo in cui venivano prodotte, vi permetterà di osservare un'interessante collezione fatta di pezzi unici e di pezzi seriali e ripetitivi che testimoniano, insieme alla grande e pressoché intatta fornace in cui venivano cotti, l'intensa e ininterrotta attività produttiva dei ceramisti orvietani.

Numerosissime e onnipresenti anche le cantine per la conservazione del vino e degli alimenti, più o meno antiche e in gran parte ancora oggi fruite; e inoltre ricoveri per gli animali, depositi per gli attrezzi degli orti che hanno contraddistinto da sempre le coste della rupe, fulloniche per la lavorazione e la tintura della lana, ambienti per la fabbricazione di funi e addirittura un grande mulino che, insieme ad altri mirabili manufatti e ambienti, tra cui una vasta cava di pozzolana, non mancherà di stupirvi nell'imperdibile visita "Orvieto Underground".

Con scarpe comode, vista aguzza e fiato sospeso concedetevi una minuziosa esplorazione dell'Orvieto sotterranea. Per meglio gustarlo, suddividete il vostro giro in due diverse giornate: non tralasciate nulla, ogni luogo vi riserverà emozioni e suggestioni particolari!

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Con scarpe comode, vista aguzza e fiato sospeso concedetevi una minuziosa esplorazione dell'Orvieto sotterranea. Per meglio gustarla, suddividete il vostro giro in due diverse giornate: non tralasciate nulla, ogni luogo vi riserverà emozioni e suggestioni particolari!

Itinerario consigliato

Primo giorno: Pozzo di San Patrizio, Grotta dei tronchi fossili, Orvieto Underground

Secondo giorno: Museo delle Maioliche Medievali e Rinascimentali Orvietane, Museo della Pozzo della Cava, Sotterranei di Sant'Andrea

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