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Artigianato

Tavoletta in maiolica del DuomoIn tempi rapidi e mutevoli come quelli attuali, è nei gesti antichi delle sue botteghe artigiane che Orvieto conserva il carattere lento e laborioso di una volta. E se San Giuseppe Patrono non è a caso il protettore di artigiani e lavoratori, non è un semplice "fare", quanto piuttosto un "saper fare", quello che muove le mani di un popolo a cui molti riconoscono il dono dell'ingegno e un vivace estro creativo. Virtù di certo non specifica solo di chi è nato e cresciuto all'ombra del Duomo, ma che sicuramente appartiene a chi respira da sempre arte e bellezza, rimanendo, al tempo stesso, radicato alla terra e alle sue tradizioni.

Sono molte le attività tipiche e caratterizzanti che generazioni e generazioni di orvietani si tramandano. Lo fanno le donne, gelose custodi dell'arte tessile appresa dalle nonne, chine sui ferri o al telaio per lavorare sottilissimi fili fino a farne preziosi centrotavola, eleganti abiti da sposa, insolite spille. Lo fanno gli uomini, che con la forza di mani ruvide ed esperte levigano pezzi di legno fino a trasformarli, moderni Geppetto, in burattini mobili, animali tridimensionali o aerei in miniatura, o in mobilia dall'impronta esclusiva. In certi angoli del centro storico, lavori artigianali si sono trasformati in veri e propri elementi di arredo urbano, diventando parte integrante della città come i suoi monumenti simbolo. A voi il piacere di scoprirli!

E se la lavorazione del legno vanta una tradizione antichissima, non è certo figlia di un Dio minore l'arte del ricamo e del merletto di Orvieto, che affonda le sue radici agli inizi del secolo scorso. In particolare, il filo d'Irlanda, che sul piano tecnico presenta l'opportunità di suddividere la lavorazione di uno stesso manufatto tra più addette, si è presto legato e ispirato ai motivi naturali o architettonici del paesaggio orvietano. Copiandone le linee decorative, le foglie di edera, di acanto e di vite, oppure riproponendo i vuoti e i pieni dei bassorilievi trecenteschi del Duomo. I lavori realizzati dalle merlettaie dell'Ars Wetana costituiscono ancora oggi un manufatto unico e prezioso, e chi possiede anche un solo piccolo frammento di questo raro e costoso intreccio, lo custodisce gelosamente. C'è, racchiuso dentro, un indiscutibile valore affettivo ma, con il tempo, anche un indiscusso valore economico. Oggi, questa tradizione un tempo molto più fiorente, è tenuta in vita da un numero piuttosto ristretto di artigiane, allargatosi di recente grazie ad alcune scuole private e a corsi promossi da Comune e Provincia: donne appassionate e operose che negli anni hanno reso gloriosa la difficile e raffinata lavorazione del merletto orvietano, e mani più giovani che, con grande creatività, si impegnano perché questa nobile arte non si perda.

E che dire della ceramica? Dal lontano medioevo a oggi, di strada ne è stata fatta. Senza tradire il gusto per decori raffinati, ora geometrici ora d'ispirazione vegetale, molto spesso improntati al tema religioso o celebrativo. Brocche, panate, boccali, e ancora ciotole, catini, piatti e tazze, che recano gli inconfondibili disegni della tradizione. Nel centro storico, vari negozi mantengono il proprio laboratorio artistico di produzione. Lungo Via della Cava, nel cuore più antico e popolare di Orvieto, si possono visitare, al Museo delle Maioliche Medievali e Rinascimentali Orvietane, i locali di una fornace per la lavorazione della ceramica attiva fino alla seconda metà del Quattrocento, dove vengono conservati oggetti autentici lavorati nell'opificio. Utile visitarlo, oltre che per la bellezza del luogo e dei materiali, per comprendere quali sono, anche nelle reinterpretazioni più moderne, le forme e i decori dell'autentica ceramica orvietana. Di manufatti ceramici da portare a casa con voi, Orvieto è piena, ma non tutti sono di produzione autoctona. In molti negozi, infatti, non è raro trovare ceramica di altre produzioni umbre, come ad esempio di Gubbio e Deruta. Scegliete liberamente quel che vi piace, ma cercando di essere consapevoli rispetto all'esatta provenienza. Tutti i ceramisti umbri sono giustamente orgogliosi delle loro produzioni tipiche e si impermalirebbero non poco a essere confusi gli uni con gli altri.

Noterete senz'altro, a pochi passi dal Duomo, Via de' Magoni, da qualche anno ufficiosamente ribattezzata, a ragione Via degli Artigiani, grazie al fiorire di botteghe – alcune suggestivamente minuscole e zeppe di oggetti – dove arte e artigianato locale sono degnamente rappresentati. Accanto a legno, ceramica e merletto trova posto anche la lavorazione della pelle e del cuoio. Un settore che sulla rupe conta più di un laboratorio dove, udite-udite, ci sono anche giovani che hanno scelto di tradurre la loro passione in borse, cinture e altri accessori senza tempo.

Altra espressione dell'estro creativo degli artigiani orvietani attraverso i secoli è la forgiatura del metallo. Se della lavorazione del ferro battuto, visitando Orvieto, potrete trovare le più mirabili realizzazioni nelle cancellate del Duomo o all'interno dei giardini e dei cortili dei palazzi storici della città, è la preziosa eleganza dell'arte orafa che vi regalerà le suggestioni più inattese. Sono molti gli artigiani che lavorano l'intramontabile metallo, spesso coniugandolo, tra linee pulite e moderne, all'eterno splendore delle perle o al fascino delle pietre più rare e colorate. L'oro della cattedrale continua a scorrere, magico e attrattivo, su generazioni estrose e rifiorenti di sempre nuovi artisti.

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