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Il Fanum Voltumnae

Rinvenimento al Fanum Voltumnae

Non si può visitare in ogni periodo dell'anno perché, per ragioni di conservazione, l'area in località Campo della Fiera in cui con ogni probabilità si trovava l'antico Fanum Voltumnae viene ricoperta tra una campagna di scavo e l'altra. Ma se decidete di visitare Orvieto tra fine luglio e fine agosto occhio a quanto accade in città, perché lo scavo archeologico è in pieno fermento e può essere il momento giusto per approfittare di alcune visite guidate che, in tale periodo, vengono organizzate all'interno dell'interessantissimo sito.

L'area pianeggiante che si estende a Ovest del pianoro tufaceo sul quale sorge Orvieto deve il proprio nome, "Campo della Fiera", al fatto di essere stata per secoli sede di fiere e mercati periodici. In questa zona, indagini archeologiche rivelarono nel XIX secolo la presenza di un luogo di culto etrusco. Nel 1876 tornarono infatti in luce resti di strutture murarie in tufo e si recuperarono pregevoli terrecotte architettoniche attualmente conservate al "Pergamon Museum" di Berlino. Nonostante la qualità dei materiali recuperati, gli scavi ottocenteschi vennero assai scarsamente documentati, rendendo problematica l'ubicazione esatta dell'area sacra, i caratteri del culto che vi si praticava e il riconoscimento delle divinità titolari.

Questi sono alcuni dei motivi che, dopo molti anni, hanno indotto nel Duemila a riprendere le indagini. Ai dati archeologici si è sommato il fatto che la critica più sensibile da tempo suggerisce che proprio a Campo della Fiera sia da ubicare il famoso Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi inutilmente cercato sin dal XV secolo, ove si venerava Voltumna/Vertumnus. Il Fanum, secondo quanto riferito dallo storico romano Tito Livio, era il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche. Durante gli incontri, oltre alle cerimonie religiose si svolgevano fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni che era proibito interrompere. Il luogo, quindi, doveva essere vasto e provvisto di grandi spazi per accogliere i delegati e manifestazioni di tipo diverso.

La localizzazione a Orvieto del Fanum è supportata anche da un documento epigrafico, il cosiddetto "Rescritto di Spello", ossia la disposizione con la quale l'imperatore Costantino concedeva agli Umbri di poter celebrare, secondo un'antichissima consuetudine, le annuali cerimonie religiose e i giochi ad esse connessi a Spello, senza doversi più recare "presso Volsinii". Se la Volsinii cui si fa riferimento può essere riconosciuta nell'attuale Bolsena, va detto che il richiamo a un'antichissima consuetudine e la puntualizzazione topografica ("presso") conforta nel pensare alla Volsinii etrusca, Orvieto. Alcuni versi di un'elegia del poeta umbro Properzio rivelano inoltre inequivocabilmente l'origine volsiniese di Voltumna, il dio titolare del Fanum. In aggiunta Plinio il Vecchio ricorda che in occasione della conquista di Velzna/Volsinii/Orvieto furono depredate ben duemila statue di bronzo, che indicano l'esistenza di un importante luogo di culto.

Lo scavo nell'area è stato avviato nel 2000 e prosegue, grazie al sostegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, con campagne annuali che hanno restituito materiali e strutture sempre più numerose. La superficie dell'area indagata supera i tre ettari e si presenta particolarmente articolata. Le indagini hanno rivelato un'ininterrotta frequentazione del sito che perdura per circa 1900 anni, dal VI sec. a.C. alla Peste Nera del 1348.

È stata scoperta la strada basolata etrusca che collegava Orvieto a Bolsena, larga 5 metri e segnata da profondi solchi lasciati dal passaggio di carri. Accanto alla strada si apre un vasto recinto sacro con due pozzi, un tempio che ha subito ristrutturazioni nel corso dei secoli, un monumentale donario sul quale erano infisse statuette di bronzo e un altare monolitico in tufo, coperto in gran parte da strati con residui di inequivocabili azioni sacrificali. A lato dell'altare venne apprestato un contenitore di offerte monetali che, rinvenuto ancora intatto, ha restituito più di duecento monete romane di bronzo e d'argento. Sono state trovate nel recinto anche strutture destinate a contenere importanti depositi di materiali votivi, in particolare ceramiche greche e teste e statue etrusche in terracotta. Sono inoltre tornate in luce una meridiana e un busto marmoreo di età imperiale romana.

Il recinto era accessibile da una strada interna al santuario, la Via Sacra, che ha subito successivi rifacimenti dal VI sec. a.C. all'età romana. Larga 7 metri e fornita di marciapiedi per una larghezza complessiva di 9,50 metri costituisce la più monumentale strada etrusca finora scoperta. Soltanto nella metà orientale sono rilevabili solchi di carri appena incavati, a dimostrazione di un transito occasionale e contenuto: si tratta infatti di un percorso processionale e "trionfale" che termina di fronte a un tempio. Al fianco orientale della Via Sacra è stato scoperto inoltre un tempio arcaico di notevoli dimensioni, purtroppo conservato solo nel basamento, sul quale giaceva uno strato ricchissimo di ceramiche greche e una coppa in bucchero con un'iscrizione che menziona l'appellativo "madre" rivolto a una dea. La via si dirige a Sud verso un settore più elevato, dove sono tornate in luce le fondazioni di un altro imponente edificio di destinazione templare, preceduto da un recinto che delimita una fontana monumentale circolare della quale resta anche il doccione a testa leonina.

Al Fanum sono venute alla luce anche evidenze di età romana, attestate da un complesso termale in parte costruito sopra la Via Sacra etrusca. Le terme, ormai distrutte, fra il IV e il V sec. d.C. vennero utilizzate come struttura abitativa. A iniziare dal VI sec. d.C. la zona divenne infine cimitero cristiano. Le indagini hanno inoltre consentito di individuare un notevole complesso ecclesiale del quale si era persa ogni traccia, noto nei documenti medievali con il nome di S. Pietro in vetere e che era sorto su precedenti edifici etruschi e romani.

Tra i numerosi reperti rinvenuti notevoli sono, per qualità e quantità, le terrecotte architettoniche che decoravano gli edifici sacri. Caratterizzate da una vivida policromia, coprono un ampio arco cronologico che va dal VI al III sec. a.C.. Oltremodo interessante appare il cospicuo ritrovamento di magnifici frammenti di ceramiche attiche, appartenenti a vasi di grandi dimensioni da considerare sontuosi e prestigiosi doni votivi offerti al santuario. Anche i bronzi figurati forniscono una preziosa quanto indubitabile conferma della sacralità dell'area. Fra le teste votive femminili emerge una raffinata testina bronzea, vero capolavoro dell'abilità dei bronzisti etruschi. Molto significativo è il rinvenimento di monete "straniere" (coni di zecca umbra, greca e siculo-punica) che indiziano la variegata e intensa frequentazione dell'area sacra, segno della sua particolare fama anche fuori d'Etruria.

In sostanza, i dati di scavo finora acquisiti autorizzano ormai, con un notevole margine di sicurezza, ad identificare nell'area di Campo della Fiera di Orvieto la sede del Fanum Voltumnae. Molti dei materiali rinvenuti sono già esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, mentre il sistema del Parco Archeologico e Ambientale dell'Orvietano ha identificato nel sito di Campo della Fiera uno dei punti nevralgici di maggiore rilevanza.

Altre informazioni su www.campodellafiera.it

Fanum Voltumnae

In corso la campagna annuale di scavo

Venerdì 2 agosto 2013
"Sotto il cielo degli Etruschi"
Notte bianca con visite guidate

Tema della visita: "Memorie, fuochi, magie". Il tutto, allietato da spettacoli artistici di giocolieri dell'Associazione "Mercenari d'Oriente".

L'ingresso è gratuito
Sono previsti quattro turni di 70 persone ciascuno ad iniziare dalle ore 21,00
Per partecipare occorre la prenotazione obbligatoria (tel. 339.7541306).

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