Siete qui:

  1. Home
  2. > Scopri
  3. > L'arte e l'architettura
in orvieto
testo breve
photogallery

L'arte e l'architettura

Le torri da Piazza DuomoLa definizione di "Orvieto Città d'Arte" se da una parte può sembrare ovvia o abusata, dall'altra appare indubbiamente calzante e vera. Senza trascurare altri aspetti, è proprio attraverso le sovrapposizioni architettoniche e i capolavori dell'arte che Orvieto colpirà la vostra attenzione e potrà narrarvi la sua Storia.

Noterete che l'impatto più immediato della città è quello di un nucleo medievale; e di alcune tipiche conformazioni urbanistiche del Medioevo in Europa, il centro storico presenta anche la mappa pressoché a forma di cuore: una necessità più che una scelta, dovuta alla naturale conformazione del masso tufaceo. Il tessuto urbano della città storica e dell'anello immediatamente sottostante la rupe vi darà modo di scoprire, in ogni caso, importanti segni di epoche sia preesistenti sia successive.

Le evidenze monumentali più antiche sono quelle risalenti alla presenza degli Etruschi, che insediatisi nel pianoro fin dall'VIII secolo a.C. raggiunsero il massimo splendore tra il VI e il IV secolo a.C., quando Velzna ebbe uno sviluppo economico e demografico così notevole da divenire il centro più importante dell'Etruria e, come gli scavi archeologici stanno sempre più avvalorando, la probabile sede del Fanum Voltumnae, l'importante santuario federale dove convergevano, una volta all'anno, le dodici città della lega etrusca. Per avere idea del fascino e dell'imponenza della civiltà a cui Orvieto deve le origini, non trascurate una visita alla necropoli del Crocifisso del Tufo e, attraverso il sentiero pedestre del PAAO, al santuario e alla necropoli di Cannicella. Da non dimenticare una puntata al Tempio del Belvedere, uno dei pochi resti etruschi della città dei vivi, e quasi d'obbligo una visita ai due musei archeologici della città, il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Archeologico "Claudio Faina", entrambi in Piazza del Duomo. È al loro interno che, osservando la varietà e la finezza di fattura dei numerosi reperti - dagli affreschi delle tombe Hescana e Golini, ai sarcofagi, ai corredi funerari, agli arredi e agli oggetti d'uso quotidiano che accompagnavano il defunto nel suo viaggio ultraterreno - constaterete con piacere a quale grado di fine autonomia artistica e di proficuo scambio con la cultura greco-romana fosse pervenuta la civiltà etrusca. Se poi avete un interesse spiccato per l'archeologia, converrà che organizziate il vostro viaggio tra metà luglio e fine agosto, quando il Fanum Voltumnae, abitualmente ricoperto per evitarne il deperimento, viene portato alla luce per l'annuale campagna di scavo: è solo in questo periodo che può capitare la golosa occasione di poter fruire di alcune visite diurne e notturne che per solito vengono effettuate.

Distrutta e saccheggiata dai Romani nel 264 a. C, della civiltà romana Orvieto presenta poche, anche se molto interessanti tracce: i resti emersi dalle ricerche archeologiche del Fanum Voltumnae in località Campo della Fiera, visitabili tuttavia solo in periodo di campagna di scavo, e il Porto fluviale di Pagliano in località Corbara, raggiungibile con visita guidata.  Se siete particolarmente interessati all'epoca romana, potete prevedere, a circa 20 minuti da Orvieto, anche un'escursione nel territorio di Baschi, dove è possibile visitare, durante l'intero arco dell'anno, l'Antiquarium e lo scavo delle fornaci romane di Scoppieto.

Dopo un periodo di abbandono, dovuto alla deportazione degli abitanti di Volsinii Veteres a Volsinii Novi (l'odierna Bolsena) e al fiorire della nuova città romana, la città riprende vita nell'Alto Medioevo quando, dopo l'invasione e la devastazione di Volsinii Novi (V-VI secolo d.C.), gli abitanti di quest'ultima tornarono ad occupare la rupe orvietana. Iniziata dal settore ovest, l'espansione è graduale ma inarrestabile, fino ad occupare quasi completamente il masso tufaceo che, nel corso del XIII secolo, trova più o meno l'assetto urbanistico che ancora oggi conserva.

Come mette in evidenza l'architetto e storico orvietano Alberto Satolli nella sua "Guida per viaggiatori raffinati", se alla fine del XII secolo la struttura urbana si disegna con una serie di porte (Porta Maggiore e Porta Postierla sull'asse ovest-est, Porta Pertusa e Porta Santa Maria a Sud e Porta Vivaria a nord) e con una croce di strade che individua il centro civico con una piazza su cui si prospettano gli edifici del potere civile e ecclesiastico (l'odierna Piazza della Repubblica, con il Palazzo Comunale e la Chiesa di Sant'Andrea), è nel corso del Duecento che la città, spinta dall'incremento demografico, occupa tutta la superficie della rupe, estendendo l'edificato in altri quartieri e assumendo, a somiglianza della società medievale, l'aspetto della cosiddetta "città tripartita".

La ristrutturazione urbanistica, in poche parole, tiene ben conto dei vari poteri. Si ristruttura il Palazzo Comunale e in mezzo alla piazza, al tempo denominata Piazza Maggiore, viene posta una fontana, oggi non più esistente, ad esaltare la conclusione dei lavori del pubblico acquedotto; al centro della città si costruisce il Palazzo del Popolo e viene destinata al mercato, allora come oggi, la grande piazza su cui si erge; si amplia il Palazzo Vescovile accanto alle chiese di Santa Maria Prisca e di San Costanzo, poi smantellate per dare slancio, nello stesso spazio, allo splendido fiore religioso del rinascere della città, il Duomo, la cui costruzione inizia nel 1290 e si protrae per oltre tre secoli; contemporaneamente, per volere di papa Bonifacio VIII, si costruisce il Palazzo Soliano. Le tre facce del potere, incarnate dalle figure dei podestà, dei capitani del popolo e dei vescovi, o addirittura, quando vi risiedono, dei papi, vengono completate con la rappresentanza simbolico-architettonica dei rappresentanti del potere economico delle Arti, con la costruzione del Palazzo dei Signori Sette che ospiterà il loro ufficio.

Si tratta di un periodo di grande prosperità e di forte incidenza politica sui territori circostanti, in cui Orvieto espande il suo potere sulle cosiddette "terre assoggettate" fino alle odierne Orbetello e Talamone, sul mar Tirreno. Finché le lotte tra le due opposte fazioni dei Filippeschi e dei Monaldeschi, la concentrazione del potere sia civile che religioso nelle mani di quest'ultimo ramo e l'annessione allo Stato Pontificio posero fine, a metà del XIV secolo, all'esperienza del libero comune, segnando una nuova epoca di decadenza resa ancora più grave dal sopravvenire della peste nera del 1348. Fu costruita proprio allora, è vero, su richiesta di Papa Innocenzo VI, la Fortezza Albornoz nei pressi di Porta Postierla, ma in modo piuttosto avulso dal contesto generale, più per mostrare simbolicamente l'inespugnabilità di certi territori che per effettiva necessità. Quel che è certo è che rimase propulsivo, per lungo tempo, solo il cantiere del Duomo, e che è intorno ad esso che si accentrano varie e importanti personalità artistiche che, mentre danno il loro apporto alla fabbrica della Cattedrale, concorrono talvolta anche ad altre opere della città. Da Lorenzo Maitani a Nicola e Giovanni Pisano, dall'Orcagna a Luca Signorelli, a Taddeo e Federico Zuccari, a Pomarancio, Gerolamo Muziano, Ippolito Scalza e, nelle epoche a seguire, Cesare Nebbia e Francesco Mochi, fino al moderno apporto di Emilio Greco, che alla fabbrica della Cattedrale ha concorso con le monumentali porte bronzee installate nel 1970.

Se il fermento artistico di quanto resta di Orvieto si deve soprattutto al Medioevo, non mancano altre affascinanti testimonianze, che se non hanno cambiato la struttura urbanistica d'insieme della città, ne testimoniano la capacità di rinnovamento architettonico e di manutenzione nel corso dei secoli. Singolare e ammirata è la struttura rinascimentale del celebre Pozzo di San Patrizio, testimonianza della città sotterranea e della prudenza di papa Clemente VII, che lo fece progettare da Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1527 e il 1537 perché fosse garantita l'acqua agli abitanti in caso di assedio. Ed è ancora nel 1500 che vengono costruiti o rimaneggiati quella serie di raffinati palazzi signorili che, con la loro imponenza e i loro bei decori, spezzano con piacevoli incursioni eterogenee il volto più semplice e austero della città: Palazzo Coelli, preesistente ma più volte rimaneggiato, Palazzo Caravajal e Palazzo Simoncelli, Marsciano e Clementini, Mangrossi e Gualterio, Monaldeschi e Saracinelli, Fustini e Marabottini, Buzi e Crispo. Una fioritura di dimore gentilizie che diventa più misurata ma non si arresta nei successivi secoli, quando nel Settecento e nell'Ottocento, a opera di architetti come Giuseppe Valadier e Virginio Vespignani, la città si abbellisce di nuove opere pubbliche e private di stile neoclassico. Dal raffinato Palazzo Negroni, nei pressi di Piazza Vivaria, al più imponente Palazzo dell'Opera del Duomo, posto di fronte alla Cattedrale, dalla rivisitazione di Palazzo Ottaviani, poi Locanda delle Belle Arti, a Palazzo Pollidori, poi Netti, agli ottocenteschi Palazzi Faina in Piazza del Duomo e Ravizza e Mazzocchi in Piazza Vitozzi. Contemporaneamente, si realizzano nuovi accessi alla città attraverso la Porta Romana e la demolita Porta Cassia, all'entrata dell'attuale Piazza Cahen.

Un nuovo grande afflato di slancio cittadino durante il periodo dell'Italia pre e post-unitaria, porta alla costruzione del magnifico Teatro Luigi Mancinelli, edificato per volontà di alcune famiglie orvietane che, allo scopo, costituirono un Consorzio Teatrale, facendo dono dell'opera al Comune il 19 maggio 1866, giorno dell'inaugurazione.

Negli anni di fine secolo il fervore architettonico continua, con restauri o reintegrazioni sui monumenti preesistenti e con la costruzione, nei primi anni del Novecento, delle due grandi Caserme Piave e Monte Grappa. Dopo l'abbandono di Orvieto da parte delle reclute di militari che per tanti anni ne avevano garantito un ciclo economico, la città si riconverte a una nuova economia in cui il turismo acquista una parte preponderante e, attraverso il "Progetto Orvieto" degli anni '80, realizzato con i finanziamenti di una serie dei leggi speciali votate dal Parlamento nazionale nel 1978, 1987 e 1997, si attua una vasta opera di riqualificazione. E' in questi anni che, insieme alle opere di bonifica e di consolidamento della rupe, molti edifici acquistano nuova dignità d'uso, recuperando l'antico splendore monumentale e trasformandosi in spazi polifunzionali a disposizione della vita culturale e sociale della città.

Con questa riconversione, splendida nel tessuto urbanistico, moderna nell'accoglienza e al tempo stesso saldamente ancorata alla propria storia e alle proprie tradizioni, Orvieto si presenta come un luogo ideale per il viaggiatore attento che desidera assaporare, con tutti i sensi all'opera, un'esperienza ricca di sollecitazioni; o come un centro ideale, con la sua conformazione di "albergo diffuso", per incontri di lavoro e per soggiorni di formazione e di studio. Tutto è evocativo, tutto è semplice e a portata di mano.

menù