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La rupe e il paesaggio

Percorso della RupeIl colpo d'occhio che la rupe di Orvieto è in grado di offrire è qualcosa che colpisce i visitatori fin dall'antichità. Le citazioni letterarie in tal senso sono innumerevoli e talvolta prestigiose; dalla seconda meta del XIX secolo in avanti le descrizioni si arricchiscono sovente di tavole disegnate e di tele dipinte, che ancora oggi fanno bella mostra di sé in gallerie espositive nazionali e internazionali.

Ogni paesaggio che si rispetti, soprattutto se di una bellezza tale da attrarre l'interesse dei visitatori, è il risultato di una serie di variabili di origine naturale e antropica, che nel corso dei millenni ne hanno influenzato le forme, i vizi e le virtù. Fin dalle epoche più remote, le popolazioni hanno infatti imparato a utilizzare l'ambiente naturale per il soddisfacimento dei propri bisogni, in prevalenza di carattere alimentare, ma spesso anche di tipo difensivo e produttivo.

Siamo certi che agli antichi abitanti della rupe non parve vero di avere a che fare con un masso tufaceo di notevole e pianeggiante superficie, con pareti altissime che sembrano fatte ad arte per proteggere dagli invasori, poggiato su un rilievo isolato posto a sua volta in mezzo a un'ampia valle circondata da morbide colline. A pochi passi i fiumi Paglia e Tevere, che in virtù della loro navigabilità resero tutta l'area un importante crocevia di merci, persone, cultura e storia, nel cuore del prospero stato federale dell'Etruria.

Se oggi volessimo realizzare una virtuale stratigrafia del suolo di Orvieto, partendo dal basso verso l'alto individueremmo, innanzi tutto, le argille risalenti a qualche milione di anni fa, quale testimonianza tangibile dei fondali del mare che a quel tempo copriva buona parte di quello che oggi è il territorio dell'Italia centrale nel versante tirrenico. Successivamente, a questo livello si andarono a sovrapporre dei depositi di origine fluviale e lacustre, ai quali si mescolarono in seguito materiali di natura vulcanica.

Il masso che oggi chiamiamo comunemente "Rupe", e sul quale si stabilirono da sempre le popolazioni, rappresenta ciò che rimane in quest'area a seguito di una serie di processi evolutivi del sistema vulcanico "Vulsino" - che nelle fasi più violente delle sue eruzioni espulse materiali a decine di chilometri di distanza - e di successivi fenomeni erosivi e/o distruttivi di origine prettamente naturale. La rupe è pertanto costituita da tufo litoide, a sua volta comprensivo di altre tipologie di rocce vulcaniche, tutte caratterizzate da fratture e porosità naturali, tali da renderle molto permeabili alle acque piovane.

Va da sé che il bene più prezioso, ovvero l'acqua, per millenni fu possibile reperirlo da sorgente soltanto al di fuori dei preziosi ma pur sempre limitati confini della città. L'approvvigionamento idrico si rendeva quindi particolarmente difficoltoso, soprattutto in caso di eventi bellici che costringevano la popolazione ad occupare soltanto la sommità della rupe. È dunque estremamente probabile che per la vitale necessità di reperire acqua s'ingegnò la mente degli orvietani, che nel corso dei secoli seppero "valorizzare" il sottosuolo realizzandovi numerose cavità: cisterne per la raccolta di acqua piovana, pozzi profondi decine di metri in grado di raggiungere le falde freatiche, numerose altre grotte che tuttora conservano i segni della loro frequentazione e dei loro diversi utilizzi, e che in epoca moderna sono state censite in circa 1200. Si è formato così un reticolo complesso e affascinante, una sorta di città sotterranea più o meno speculare a quella di superficie.

La peculiare fertilità dei suoli di origine vulcanica ha poi contribuito alla storica coltivazione di questi luoghi, di ogni fazzoletto di terra anche a ridosso della stessa rupe, in particolare nel versante meridionale, più favorito dalla maggiore esposizione solare e dalla presenza di qualche sorgente.

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