Sarà presentata venerdì 23 marzo alle 18 nella Chiesa di Sant’Andrea  La Passione di Gesù, curata dall’Associazione di Promozione Sociale “San Marco” che entrerà a far parte ufficialmente del repertorio tradizionale minturnese prima di essere eseguita, nell’ambito del prossimo tour, in diverse città italiane ed estere.

La rappresentazione sarà interpretata per l’occasione da Silvia Nardelli, artista con una brillante carriera musicale, avvicinata allo studio e all’interpretazione della vocalità popolare dopo le diverse lauree specialistiche sia musicali (Canto Lirico e Musica Jazz, entrambe conseguite al Conservatorio Statale di Musica di Campobasso) che di natura etnomusicologica (conseguite presso l’Università degli Studi Roma Tre e l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale).

Dopo quasi due anni di lavoro, l’antico canto sul tema della Passione di Gesù raccolto nelle frazioni di Santa Maria Infante e Pulcherini (Minturno) viene riportato alla luce sommandosi agli altri diversi antichi canti che insieme rappresentano una parte del patrimonio culturale di inestimabile valore, appartenente alle scienze demo-etno-antropologiche riconosciuto a livello internazionale attraverso diverse pubblicazioni, convegni e seminari.

Il professor Arcangelo Di Micco, uno dei massimi esponenti e attivi nella ricerca in ambito musicale con particolare riferimento alle tradizioni popolari ma anche ai nuovi linguaggi compositivi e nuove tecnologie, attualmente con cattedra presso il Conservatorio Statale di Musica di Potenza, è l’autore della revisione e curatore della ricerca etnomusicologica. Quest’ultima ha avuto i suoi risultati grazie all’associazione San Marco di Minturno il cui presidente Antonio Di Rienzo ha sostenuto fortemente il progetto, ai collaboratori che hanno condotto le ricerche sul campo e ultimo non per importanza grazie alle fonti, la memoria storica rappresentata da chi ha ancora vivo il ricordo di particolari momenti della vita, contribuendo a trasmettere un sapere diversamente destinato ad essere dimenticato e definitivamente perso. Il lavoro finale manifesta variegate qualità musicali.

Ne “Il racconto di Pasqualina”, in modo naturale si avverte tutto il sapore del canto gregoriano. Il canto rappresenta, con la sola voce e senza accompagnamento strumentale, un invito alla meditazione secondo una tradizione musicale ben radicata nel contesto popolare seppur oggi più conosciuta nell’ambito colto. Ne “Il canto di Elisa” si perdono, o meglio si velano alcuni tratti tipici del canto gregoriano a favore di una visione armonica più significativa con passaggi cromatici a sottolineare i particolari momenti emotivi e drammatici del testo. Infine, “Via Crucis”, dove l’incalzare del ritmo delle parole è sostenuto dal ritmo dei tamburi, creando un vero e proprio corteo immaginario che ripercorre le stazioni della Via Crucis.