“La Leggenda di San Giuliano”. Sacra Rappresentazione in Sant’Andrea

 

"La Leggenda di San Giuliano". Sacra Rappresentazione in Sant'Andrea

Nuova produzione per Kaminateatro-Studio d’Arte Fede e Storia, pronta a sortire con “La Leggenda di San Giuliano“. Questo, il titolo del nuovo allestimento in programma per venerdì 8 e sabato 9 febbraio alle 21.15 sotto le volte della Chiesa di Sant’Andrea, nell’area antistante la rappresentazione pittorica de “L’Ospitaliere”, il benestante mercante fiammingo redento fino alla santità. Quinte naturali del monologo saranno proprio gli affreschi della navata di sinistra, per chi entra dall’ingresso principale, eseguiti nel XVI secolo dagli allievi di Luca Signorelli.

Solo interprete della trasposizione letteraria del testo sarà il virtuoso attore trevigiano, naturalizzato orvietano, Andrea Brugnera con il coordinamento alla regia dello scenografo e artista argentino Carlos Coccia. Si tratta della settima produzione, nata dalla collaborazione fra l’Associazione Kamina e lo Studio, che tende al recupero della Sacra Rappresentazione in una città che da sempre ne è stata custodia e fulcro.

L’evento, accolto dalla Parrocchia di Sant’Andrea nella persona di don Luca Conticelli e con la gentile concessione degli Uffici Diocesani per i Beni Culturali Ecclesiastici e la Liturgia, è sostenuto dai progetti di ricerca dello Studio d’Arte Fede e Storia del Gordon College – Sede Distaccata di Orvieto, diretto dal professor John Skillen. Cuore spirituale, storico e artistico, le chiese più antiche della città.

Per la seconda volta nel ciclo delle nostre creazioni – anticipa Brugnera – ci troviamo a lavorare intorno ad un affresco a tema sacro. Cercheremo di entrare in relazione con esso per avvicinarlo ai nostri sguardi contemporanei ormai privi di fascinazione e sensibilità, quando non di fede. L’ultima azione del genere è avvenuta due anni fa con ‘L’Albero della Vita‘ drammatizzato nel 2017 nella Chiesa di San Giovenale.

La sfida è quella di far scendere fino a noi le antiche pitture e farle parlare, restituire loro suono e continuità. Il processo non è molto distante dall’interazione fra iconografia e atto drammatico che nell’Età di Mezzo coglieva gli auditori popolari e meno sofisticati, educandoli con le inesauribili tecniche narrative, evangeliche ed agiografiche, della Biblia Pauperum, la Bibbia dei semplici“.

“La Leggenda di San Giuliano” è uno spettacolo ispirato alle gesta di Giuliano, l’Ospitaliere, figura controversa e umana cui molta letteratura e iconografia si è ispirata nel tempo, a partire dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine nel XIII secolo, fino a Gustave Flaubert nel 1877. L’opera del primo, stesa fra il 1260 e il 1298, anno della scomparsa del monaco-vescovo-autore conta 150 vite di santi e li individua come marcatori del tempo.

Figure, cioè, che in senso escatologico guidano con l’esempio delle loro esistenze, verso l’Universale Giustizia. La diffusione della Legenda presso gli auditori medievali fu inferiore soltanto a quella della Bibbia. Motivo epico e fondante del racconto è il rapporto che lega l’uomo alla natura, alla famiglia, all’alterità. Giuliano è un giovane cavaliere che nel delirio per la caccia annienta ogni forma di vita che incontra, attirandosi una sovrannaturale maledizione che lo condurrà, proprio come Edipo, all’assassinio dei genitori.

Il riscatto da questa colpa e la debita redenzione giungeranno solo attraverso l’annullamento della personalità e l’amore per i reietti, che lo trasformeranno prima in traghettatore e poi in santo. Questi moduli narrativi sono attuali proprio perché senza tempo. La lettura che intendiamo dare al lavoro è medievale quel tanto che basta per riferirci a una documentazione agiografica coerente, ma essenzialmente contemporanea. I temi della distruzione della natura, della negazione dei legami familiari e, infine, del recupero di una propria dignità solo grazie al riconoscimento del diverso non sono semplici argomenti del nostro quotidiano ma i rintocchi di un orologio che può scandire la fine della nostra cultura“.

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