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Chiesa di Sant’Andrea

e suoi Sotterranei

Edificata a lato del Palazzo Comunale, a definire lo spazio che da Piazza della Repubblica immette in Corso Cavour, la Chiesa di Sant’Andrea, il cui nome esteso è “Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo”, costituisce il più antico luogo di culto cristiano di Orvieto, in quanto sorta nel VI secolo sulle rovine di un preesistente tempio etrusco nella zona del Foro.

Chiamata dagli orvietani semplicemente “Sant’Andrea”, costituisce da sempre un imprescindibile punto di riferimento per la vita cittadina. Se in passato, prima che sorgesse il Duomo, ebbe grande importanza nella vita religiosa e politica della città, altrettanto, in dimensioni sia pure meno magniloquenti, continua ad accadere oggi. Nel 1125, ad esempio, vi si adunarono i fautori della Chiesa per decidere di opporsi agli imperiali; nel 1216 Innocenzo III vi predicò la Crociata; nel 1217, per essere stato ucciso nel 1199 dagli eretici antipapali, vi fu canonizzato San Pietro Parenzo, primo Podestà di Orvieto; nel 1281, alla presenza di Carlo d’Angiò, vi fu incoronato Martino IV, che nello stesso anno vi tenne un Concistoro nel quale fu nominato cardinale Benedetto Caetani di Anagni, il futuro Bonifacio VIII; qui furono firmati atti di pace, appesi trofei di guerra, pubblicate divisioni di feudi. Oggi, più modestamente, vi vengono celebrate funzioni importanti ed esequie più o meno solenni, nei suoi pressi si discute di politica locale e nazionale e si intrecciano accordi politico-economici informali, sulle sue scale si siedono, come su quelle del Duomo, studenti e turisti. E da qui hanno inizio, il 14 agosto di ogni anno, le celebrazioni solenni in occasione della tradizionale Festa di Santa Maria Assunta, Patrona del Comune di Orvieto.

Dopo la fase paleocristiana, l’aspetto attuale della Collegiata comincia a definirsi tra l’XI e il XII secolo, quando, in contemporanea con lo sviluppo della città medievale, si provvede ad ampliare l’edificio nella parte absidale e a edificare il doppio transetto, sostenuto da grandi pilastri mistilinei sui quali poggiano archi a sesto acuto. È in questo periodo che la chiesa assume le linee architettoniche predominanti, riferibili a un pregevole esempio di arte romanica. Numerose sono, tuttavia, le le decorazioni e le trasformazioni successive, talvolta difficili da individuare a causa del restauro pressoché integrale operato tra il 1926 ed il 1930 da Gustavo Giovannoni.

Prenotazioni per la visita ai sotterranei della Collegiata:
Archeologo Francesco Pacelli, Intrageo
cell +39 3281911316

La facciata a quattro spioventi, tripartita da lesene e con rosone centrale, è il risultato dell’intervento del XV secolo, quando nella parte centrale fu apposto l’elegante portale strombato in marmo rosso, opera di Vito di Marco da Siena su disegno di Maestro Vetrino, e, perché avesse maggiore risalto, fu incastonato nella fascia grigia in pietra basaltina. Le sculture della lunetta del portale, di Antonietta Paoli Pogliani, si devono invece al restauro novecentesco di Giovannoni, come pure la vetrata del rosone eseguita da Ilario Ciaurro, che realizzò anche le maioliche e le terrecotte per il portico creato sul fianco esterno. Al restauro di Giovannoni va attribuita inoltre l’attuale struttura della torre campanaria: a pianta dodecagonale come la torre della Badia dei SS. Martirio e Severo, con merli e tre ordini di bifore divise da colonnette di stile lombardo, aveva, in precedenza, l’aspetto di un vero campanile religioso, con un breve loggiato finale sormontato da un tetto a cupola con tanto di croce.

L’interno di Sant’Andrea, vasto e arioso, è a pianta basilicale, con tre imponenti navate separate da colonne monolitiche forse risalenti al secondo secolo, coronate da capitelli in stile classico. Il presbiterio, leggermente rialzato e con abside quadrangolare, conclude l’impianto. La copertura delle navate è a capriate lignee, mentre nella zona presbiteriale, ampliata e modificata con un intervento del Trecento, si notano slanciate volte a crociera. Il tetto fu ricostruito, dopo un crollo, agli inizi del Cinquecento. In questa mistica e suggestiva atmosfera, potrete scoprire testimonianze di ogni epoca: dal pulpito cosmatesco a un’edicola sepolcrale degli inizi del XIV secolo, da austeri affreschi trecenteschi a elaborate tele del XVI secolo, tra cui un’Annunciazione di Cesare Nebbia e due dipinti attribuiti al suo allievo Angelo Righi da Orvieto, fino a una Sacra Famiglia di Alessandro Franchi che risale al 1895. Se ne avete occasione, non mancate di ascoltare uno dei concerti gratuiti che risuonano frequentemente in questo spazio: l’acustica della Collegiata, infatti, è davvero straordinaria, e l’atmosfera d’insieme non potrà non regalarvi particolari emozioni.

Da non perdere la visita guidata dei sotterranei, che si effettua su prenotazione. Sono proprio i sotterranei, infatti, che attraverso tracce ben leggibili e un appassionante racconto archeologico, potranno mettervi a contatto con quattro importanti fasi della storia della città: il remoto abitato villanoviano, il foro della città etrusca, la basilica paleocristiana traslata da Bolsena dopo il trasferimento della sede vescovile a Orvieto (VI sec.), la struttura ipogea su cui poggia la Collegiata. Prenotate per tempo la vostra visita, ne vale la pena!

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