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Chiese Gioiello

Minori

Potete visitare queste piccole chiese-gioiello a completamento dell’interessante itinerario delle chiese e dei conventi di Orvieto che abbiamo denominato Anello di Santità, o scegliere di raggiungerle singolarmente vagabondando a vostro piacere per i concentrati spazi della città.

La chiesa di Santo Stefano

La chiesa di Santo Stefano, la cui facciata è situata sul vicolo omonimo lungo Corso Cavour nei pressi di Piazza Montemarte, è una delle più antiche di Orvieto. Le prime tracce documentali si trovano nelle “Rationes Decimarum” di Pietro Sella, che accennano alle riscossioni prelevate alla chiesa negli anni 1275 -1280. L’edificio è stato restaurato a più riprese, come all’interno evidenziano due epigrafi: una, nella parete orientale, testimonia l’intervento dell’architetto Virginio Vespignani nel 1845; un’altra, sopra l’ingresso della sagrestia, documenta quello dell’architetto L. Branzini nel 1926, che ha messo a nudo l’affresco di Santo Stefano nell’absidiola. Gli ultimi restauri sono avvenuti tra i 2007 e il 2011: di carattere essenzialmente architettonico, hanno riportato alla luce pregevoli affreschi di scuola umbro senese ascrivibili ai secoli XIII, XIV e XV.

La chiesa merita una visita sia per gli affreschi che per la semplice e bella architettura di puro stile romanico. La facciata secondaria è caratterizzata, come in altre chiese orvietane (San Giovanni, L’Abbazia dei Santi Severo e Martirio, Santa Mustiola, San Bartolomeo a Morrano), dalla presenza di un’absidiola esterna pensile, in questo caso sorretta da mensole in tufo e affiancata da due monofore strombate. In posizione angolare si erge il campanile a vela, posteriore rispetto agli altri elementi della struttura.

Internamente la chiesa è costituita da un unico e suggestivo ambiente, suddiviso in quattro spazi consecutivi da tre sottarchi in conci di tufo. Sulla parete di fondo, tra gli affreschi di scuola umbro senese riportati alla luce spicca la figura di Santo Stefano, racchiusa nell’intradosso dell’absidiola interna. Sulle pareti laterali, sopra un altare di tufo si nota una Vergine con Bambino e due angeli adoranti attribuita a Nicola Baroni (attivo a Orvieto tra il 1447 e il 1484), e al Baroni sembra risalire anche l’affresco sull’altro lato raffigurante una Crocifissione.

Chiesa di Santa Maria dei Servi

Proseguendo lungo Corso Cavour in direzione di Piazza Cahen, svoltando a sinistra in Via Belisario potrete soffermarvi nella chiesa di Santa Maria dei Servi.

La prima costruzione della chiesa, in stile gotico, risale al 1259, per iniziativa dell’Ordine Mendicante dei Servi di Maria, nato nel 1233 a Firenze. Nel 1265 i Serviti, in vista della costruzione del convento, acquistarono case e terreni nel territorio della parrocchia allora denominata di San Martino, dove si trovavano cinque piccole chiese ora scomparse e innumerevoli abitazioni di contadini e artigiani, di cui ancora oggi si possono notare le interessanti tipologie.

La struttura muraria originale della Chiesa, di cui sono visibili le pareti laterali esterne con i tufi a vista, ha subito nei secoli numerosi crolli, fino alla ricostruzione in forme neoclassiche della seconda metà dell’Ottocento, su progetto elaborato dall’architetto Virgilio Vespignani. La bianca facciata a due piani presenta, ai lati del portale timpanato, due nicchie profonde che creano effetti chiaroscurali.

Tra il 1270 e il 1320, la chiesa fu ornata di opere importanti: la Madonna in trono col Bambino di Coppo di Marcovaldo, affresco distaccato e ora conservato nel Museo dell’Opera del Duomo, e il polittico su tavola di Simone Martini, raffigurante la Madonna col Bambino, a cui offre un fiore, con S. Caterina e S. Giovanni Battista, S. Maria Maddalena e S. Paolo.

Agli inizi del ‘500 Luca Signorelli, mentre dipingeva in Duomo la Cappella di San Brizio, vi realizzò sulle pareti una fascia di tondi raffigurante da un lato alcuni frati esemplari venerati dall’Ordine Servita, e dall’altro i papi residenti a Orvieto nei secoli precedenti; l’ultimo pontefice dipinto pare sia Alessandro VI, morto nel 1503.

Nel 1616 l’altare maggiore fu demolito e rimpiazzato da un altare in pietra di Bagnoregio. Nello stesso secolo, sulle pareti della chiesa si costruirono cinque altari, in onore di beati e frati dell’Ordine Servita che avevano ricoperto ruoli importanti durante l’insediamento della comunità in Orvieto. Tra questi l’altare del 1682 dedicato alla beata Giuliana Falconieri da Firenze, guida spirituale delle laiche aderenti all’Ordine, raffigurata nel ‘700 in una tela di Pietro Castellucci nella quale si notano la sagoma della Chiesa dei Servi e le guglie del Duomo di Orvieto; vicino al prete officiante c’è il beato Tommaso da Orvieto, con in mano il tradizionale ramoscello di foglie e fichi freschi: le sue reliquie furono riesumate e collocate sotto l’altare maggiore della chiesa mentre, nello stesso periodo, il pittore Pietro Bacci dipinse sulle pareti dieci medaglioni rappresentanti la vita e i miracoli compiuti dal santo.

Dopo il 1860, a seguito della soppressione delle Corporazioni religiose, la chiesa divenne una stalla per i cavalli delle guardie di frontiera che risiedevano nel convento, finché nel 1870 fu messa in vendita e acquistata all’asta dal parroco Padre Francesco Riscossa. Si ripresero poi i lavori, per dare un ordine simmetrico all’insieme, riducendo gli altari da dieci a sette.

La chiesa rinnovata presenta tre navate, con otto ampie cappelle ai lati, collegate tra loro da un corridoio, da cui si accede alla tribuna, antico coro adattato a sagrestia, presso cui si nota una finestra bifora, unica testimonianza dell’originario edificio gotico. Presso la parete interna della facciata si realizzarono due piccole cappelle, chiuse da cancelli in ferro battuto con le iscrizioni che ne ricordano la ristrutturazione e la consacrazione nel 1875.
Danneggiata dal sisma del 1997 e chiusa per motivi di sicurezza, fu consolidata e riaperta al pubblico la notte di Natale del 1998.

Chiesa di Santa Maria del Pianto e oratorio di San Giovanni Battista dei Disciplinati

Un complesso architettonico di grande suggestione è quello formato dalla chiesa di Santa Maria del Pianto e dall’oratorio di San Giovanni Battista della Confraternita dei Disciplinati, recentemente restituiti a dignità artistica grazie a un accorto restauro: due monumenti eccentrici, e dunque di particolare interesse, nel generale tessuto urbano medievale che caratterizza la città di Orvieto.

La chiesa di Santa Maria del Pianto fu edificata nel 1768, mentre l’oratorio di San Giovanni Battista dei Disciplinati fu realizzato durante il secondo decennio del Seicento dalla Confraternita di San Giovanni Evangelista che, in precedenza, celebrava nella vicina chiesa di San Giovanni. Situati all’inizio di Via Ripa Medici nello slargo della chiesa e dell’ex convento di San Giovanni Evangelista, le due evidenze sono un felice esempio del rapporto tra le architetture della rupe e il paesaggio circostante. L’oratorio, infatti, vi si affaccia direttamente con la bellissima loggia che corre lungo il masso tufaceo; e la chiesa di Santa Maria del Pianto, anch’essa sul ciglio del dirupo, ne costituisce un elemento fondamentale, stagliandosi tra i merli con la caratteristica monofora e con l’originale cupola.

I due spazi sono stati assegnati dalla Diocesi alle comunità religiose dei Neocatecumenali e a Comunione e Liberazione e il loro interno non è per ora visitabile. L’oratorio dei Disciplinati conserva un pregevole ciclo di affreschi realizzato nel 1630 da Giovanni Maria Colombi raffigurante scene della vita di San Giovanni Battista. Il magnifico interno della chiesa di Santa Maria del Pianto, che contrasta con la semplicità architettonica della facciata, costituisce invece un elegante esempio di religioso fasto settecentesco. Tutto nel disegno architettonico dell’interno converge verso il complesso apparato figurativo dell’altare che, sovrastato da puttini in volo e da eleganti grottesche a tempera, presenta le parti decorative in stucco e la mensa rivestita da marmi policromi. Nella navata è collocata una tela del XVIII sec. raffigurante la Madonna Addolorata, mentre nell’edicola dell’altare si nota una moderna Madre della Misericordia realizzata secondo la tradizione iconografica bizantina.

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