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Parco Archeologico

Ambientale dell’Orvietano

Il percorso dell’Anello di Orvieto, che vi abbiamo consigliato in uno dei nostri itinerari a piedi, fa parte del PAAO, il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano, un sistema territoriale i cui punti di forza sono, appunto, l’ambiente e l’archeologia. Tramite un organismo collaborativo e di programmazione tra varie istituzioni, lo scopo è quello di tutelare, valorizzare e gestire l’enorme patrimonio storico-archeologico e paesaggistico-ambientale che caratterizza l’intera area del comprensorio orvietano. Oltre alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, alla Regione Umbria e alla Provincia di Terni, del PAAO fanno parte i comuni di Allerona, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Montegabbione, Orvieto, Parrano, Porano, San Venanzo.

Ognuno di essi presenta origini storiche di tutto rispetto, che hanno lasciato evidenze architettoniche cariche di storia e di fascino, e un territorio di notevole valore naturalistico, che unisce l’interesse dei vari e diversi strati geologici alla bellezza del paesaggio e al pregio delle specie floreali e faunistiche. Quando programmerete il vostro soggiorno a Orvieto, vi consigliamo di pensare non solo a una visita più o meno minuziosa della città, ma a una sosta più lunga, per lasciarvi catturare dalle suggestioni di questi luoghi limitrofi davvero rari.

Dal punto di vista ambientale si passa da un comparto di origine vulcanica, del quale la rupe di Orvieto rappresenta la massima espressione, alle alture del massiccio del Monte Peglia, connotate da calcari incisi da profonde forre. Il carico culturale di questi territori è davvero vasto e sorprendente, dato l’interesse che il PAAO dedica alla molteplicità di forme di questa ricca e variegata realtà: aree di valore archeologico, storico, artistico e ambientale; presenze monumentali, valori identitari e antropologici che fanno di queste zone una preziosa summa di risorse umane e di culture materiali da esplorare.

Potete navigare il sito internet del PAAO per farvi un’idea di quali e quante sono, a seconda dei vostri interessi, le evidenze da non perdere. Tra le varie suggestioni, ve ne segnaliamo alcune che, a nostro avviso, possono indurre quelle emozioni che, molto spesso, regalano i percorsi più nascosti e meno battuti.

Sicuramente da programmare una puntata a Porano, il borgo del comprensorio più vicino a Orvieto (circa 7 km), dove potrete ammirare la Villa Paolina, con il bel parco storico e i giardini all’italiana, il nucleo medievale di Castel Rubello e, in località Settecamini, la tomba etrusca affrescata degli Hescana e le due tombe Golini, le cui pitture murali si trovano, per ragioni conservative, al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto.

Particolarmente affascinante, nel territorio di Allerona, è Villa Cahen, uno dei pochi esempi di architettura liberty in Umbria, voluta nel 1880 da Edouard Cahen, ricco finanziere di Anversa che aveva acquistato la vasta tenuta divenuta oggi l’area protetta della Selva di Meana. Nella Villa, che tra voli e canti di uccelli offre una splendida visuale sulle verdi aree boscate che la circondano, si possono ammirare le rare specie di un bel giardino all’italiana e quelle, ancora più singolari, di un affascinante giardino giapponese. Nella stessa Selva si trova anche il Parco di Villalba, una pregevole area boscata di oltre 20 ettari, attrezzata per accogliere manifestazioni ecocompatibili e visitatori. Potrete consumarvi un pic-nic a base di gustosi prodotti locali e, se lo desiderate, cuocere qualcosa alla brace nei camini attrezzati che punteggiano il parco. La presenza di consistenti depositi di argilla pliocenica ha permesso, in questa zona, anche il recupero di numerosi fossili, che comprendono vertebrati marini e cetacei di grandi dimensioni esposti, nell’antico paese di Allerona, nella Sala dei Cicli Geologici.

Di grande interesse anche il territorio di San Venanzo, caratterizzato da un ambiente con notevoli valenze naturalistiche. Il Parco dei Sette Frati, situato in prossimità della cima del Monte Peglia, costituisce una riserva faunistica protetta e ospita un centro di documentazione ambientale. Una peculiarità del territorio è data, inoltre, dall’attività vulcanica che lo ha interessato ben 265.000 anni fa, che ha fornito materiali per avviare, a partire dal 1999, l’esperienza didattico-turistica del Parco e del Museo Vulcanologico, incentrati intorno alla geologia del luogo, dove si riscontra la presenza di una roccia unica nel suo genere, la Venanzite. Questo vasto e bellissimo territorio è costellato da centri minori fortificati di epoca medievale – Rotecastello, San Vito in Monte, Pornello, Ripalvella, Poggio Aquilone, Civitella dei Conti, Collelungo, Ospedaletto – attraverso i quali potrete concedervi una piacevole giornata tra natura, geologia e relax. Tenete d’occhio il calendario e approfittate, se è il momento, delle escursioni e delle iniziative delle “Domeniche del Vulcano” che, con guide esperte, tra giugno e luglio potranno rendere ancora più interessante la vostra visita.

In direzione sud-ovest, al confine con il Lazio, l’origine vulcanica interessa anche il territorio di Castel Giorgio. Sorge infatti sull’altopiano dell’Alfina, un ampio tavolato vulcanico che collega l’area di Orvieto con i monti Volsini. Caratterizzati da una fitta vegetazione boscata, che spesso costituiva un ottimo e sicuro rifugio per i famosi briganti che sconfinavano dalla vicina Maremma, questi luoghi offrono bei paesaggi e sentieri per indimenticabili passeggiate. Vi consigliamo di spingervi fino al Castello di Montalfina che, sorpresa silenziosa e del tutto inattesa, appare improvviso nella vasta radura su cui si espande. La sua fondazione risale all’VIII secolo, a opera del re longobardo Desiderio. Sebbene non sia visitabile, perché di proprietà privata, la bella vista esterna e la natura circostante sono comunque un premio per chi si inoltra nella zona.

Il vicino territorio di Castel Viscardo, che presenta castelli medievali fortificati sia nel capoluogo comunale che nei borghi distaccati di Viceno e Monterubiaglio, è di notevole interesse archeologico. Le testimonianze attestate in questa area coprono infatti un ampio arco cronologico, che va da una necropoli arcaica in località Conventaccio, riferibile al VI secolo a.C., a un insediamento produttivo d’epoca romana in località Coriglia, che permette di documentare anche una precedente fase etrusca. La fase romana è collegabile alla presenza di uno dei tracciati di maggior rilievo che percorrono, su di un asse Nord-Sud, l’intero territorio comunale: si tratta della via Traiana Nova che, come testimoniato anche nel territorio di Castelgiorgio, ricalca sicuramente una serie di percorsi minori già presenti prima del 108 d.C., data a cui si fa risalire la sua realizzazione.

Nell’alto Orvietano, di indubbio interesse è il territorio di Parrano, caratterizzato dalla presenza di vari corsi d’acqua, tra cui il torrente Chiani, antica direttrice fluviale di collegamento tra Orvieto e Chiusi, e il torrente del Bagno, a cui si deve la formazione carsica del complesso ipogeo situato a nord dell’abitato che va sotto il nome di Tane del Diavolo: una serie di grotte naturali che si aprono in una forra profonda, con pareti alte fino a 60-70 metri, caratterizzata da archi, meandri, marmitte e cascate. L’area delle Tane del Diavolo racchiude un elevato numero di emergenze naturalistiche, paleontologiche e archeologiche, tanto da esser stata individuata come “Sito di Interesse Comunitario (SIC)”. Raggiungibili attraverso sentieri che si sviluppano in parte su terra battuta, in parte su ferrata, le grotte si possono visitare con guide specializzate e con attrezzatura speleologica. La partenza è dal Centro di Documentazione Territoriale ubicato in paese, che accoglie, oltre ai reperti provenienti dal territorio, pannelli esplicativi in cui si ricostruisce la storia di Parrano. Per chi ama i bagni termali, da fine aprile a settembre è attivo, nella zona delle Tane del Diavolo, il Parco termale del Fosso del Bagno, dove è possibile immergersi nell’acqua dalle particolari proprietà terapeutiche (bicarbonato-carbonica-alcalino-terrosa ipotermale è ottima per la cura dei disturbi digestivi e delle disfunzioni epatiche), prendere tranquillamente il sole, bere tisane o consumare un fresco e veloce pasto. Molto piacevole anche visitare l’antico borgo che, caratterizzato dalla presenza di un Castello di aspetto in prevalenza seicentesco, si sviluppa ad anello lungo il pendio della collina su cui sorge, su un asse centrale tra le due porte che si aprono nelle mura e con vie parallele da cui si snodano pittoresche viuzze scoscese.

Assolutamente da non perdere, infine, una giornata nel territorio di Montegabbione. Meriteranno la vostra attenzione il caratteristico borgo fortificato, sorto intorno all’XI secolo e appartenuto, a più riprese, alle famiglie che si contendevano i territori dell’Orvietano in epoca medievale (i Montemarte, i Filippeschi e i Monaldeschi), l’Abbazia di Aqualta, il Castello di Casteldifiori e quello di Montegiove. E soprattutto, singolare e indimenticabile esperienza che da sola vale il viaggio, l’unicum dell’intrigante e bizzarro complesso della Città Ideale della Scarzuola che, concepita dall’architetto milanese Tomaso Buzzi, costituisce una sorta di “macchina teatrale” volutamente incompiuta, in cui una serie di edifici, che si presentano con prospettive e scale irreali, mescolano, in un gioco che allude all’enigmatico Kronos, elementi simbolici e architettonici volti a rompere la dimensione abituale del tempo. Ad accogliervi, all’ingresso di questo arcano e stupefacente “Gran Teatro del Mondo”, il sobrio convento francescano fondato da San Francesco nel 1218.

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