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Torre del Moro

e Palazzo dei Sette

Quando un elemento architettonico, soprattutto se emergente e dominante, è da sempre parte integrante del tessuto e della vita sociale di una città, viene percepito come qualcosa che esiste al di là del tempo e delle connotazioni storiche: uno di famiglia, insomma, senza il quale verrebbero meno l’identità, l’orientamento e il luogo degli appuntamenti. Tutto questo rappresenta, per gli orvietani, la Torre del Moro; ma ben presto anche per il visitatore, che impara subito ad assumerla come agevole punto di riferimento.

L’edificio, di proprietà papale, era chiamato “Torre del Papa” finché, nel 1515, fu ceduto al Comune da Leone X e il suo nome fu allora cambiato con l’attuale, per un probabile riferimento a tal Raffaele di Sante, detto “il Moro”, che risiedeva in una vicina dimora (l’attuale Palazzo Gualterio) e aveva trasmesso il suo appellativo all’intera contrada.

Alta 47 metri, l’elegante torre, che vedrete svettare per ogni dove con il suo grande orologio e le sue due campane, è perfettamente orientata secondo i quattro punti cardinali. Posta a cerniera delle due ali principali del Palazzo dei Sette, funge da spartiacque del tessuto urbano medievale: è dal suo fulcro, infatti, che la città si snoda nei quattro quartieri storici di Serancia, Corsica, Olmo e Stella, come potrete ben leggere nelle targhe poste all’incrocio tra Corso Cavour, Via del Duomo e Via della Costituente. E lo spartiacque non è solo urbanistico, ma sta simbolicamente a indicare, secondo quanto annota lo storico dell’architettura Alberto Satolli, la particolarità di Orvieto “città tripartita” e di quelli che erano, all’epoca del libero Comune medievale, i tre poli del potere: quello civile, quello economico e quello religioso.

TORRE DEL MORO E PALAZZO DEI SETTE

Corso Cavour, 87
Tel. 0763.344567

Orari
Marzo / Aprile – Settembre / Ottobre 10.00 – 19.00
Maggio / Agosto 10.00 – 20.00
Novembre / Febbraio 10.30 – 16.30

Biglietti
Intero € 2,80
Ridotto € 2,00 (gruppi min. 7 persone, studenti e senior)
Ridotto € 1,20 (gruppi min. 19 persone)
Gratis minori fino a 10 anni

Inserito nella Carta Unica

Espressione dell’apice dello sviluppo economico e politico del Comune medievale è anche il nobile edificio su cui la Torre del Moro si erge. Quando alla fine del XIII secolo il Comune di Orvieto restaura il Palazzo Comunale e avvia la costruzione del Palazzo del Popolo e del Duomo, si prospetta, infatti, l’esigenza di una sede pubblica per la collocazione della più importante magistratura del Comune popolare, quella dei sette consoli che rappresentavano le Arti. Nasce così il Palazzo della Mercanzia o dei Signori Sette, di cui si prese possesso nel 1319. Ma la sua funzione fu breve giacché, a seguito della decadenza del libero Comune e delle sue istituzioni, fu presto abbandonato. Concesso come dimora ad Antonio da Sangallo il Giovane quando, nel XVI secolo, si dedicò a vari lavori in città, il palazzo fu ristrutturato come sede del governatore (di qui il nome della sala principale al primo piano) e successivamente adibito a vari e diversi usi. Restaurato, a fine Novecento, con un intervento che ne ha conservato la polifunzionalità, ospita oggi, oltre a una moderna libreria, mostre, incontri ed eventi culturali.

Nella torre, parte integrante del palazzo, nel l875 furono installate, insieme all’orologio, le antiche campane civiche. La più piccola proviene dalla Torre di Sant’Andrea; la più grande dal Palazzo del Popolo, dove era stata posta nel 1313, anno in cui, per ordine dell’allora capitano Poncello Orsini, era stata fusa e rimodellata con impressi, tutt’intorno, il suo stemma e il suo emblema, i simboli delle venticinque arti e il sigillo del popolo della città di Orvieto. Oltre a far bella mostra di sé, l’imponente campana scandisce ancora oggi le ore, provocando effetti a sorpresa sui molti visitatori che si avventurano, con buona lena (l’ascensore arriva solo al primo piano), lungo le strette scale, per godere della più bella e scenografica vista della città. Uno sguardo panoramico a 360 gradi, che permette, a chi tiene d’occhio il passato mettendolo in relazione con il presente, di comprendere la vasta estensione del Comune orvietano nel Medioevo – a Ovest fino al mare, a Est fino alla catena montuosa preappenninica, a Nord fino ai monti del Cetona e dell’Amiata – e, nello stesso tempo, di leggere la struttura urbana medievale, a sua volta accentrata intorno alle antiche direttrici di epoca etrusca del cardo e del decumano.

Non dimenticate, quando siete da queste parti, di gettare l’occhio sull’iscrizione appesa alla Torre del Moro Vall’imbocco di Via della Costituente. Vi troverete incisi i celebri versi danteschi che, nella Commedia, alludono alle cruente lotte tra le avverse famiglie orvietane dei Monaldeschi e dei Filippeschi all’epoca del Comune medievale: “Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura, / color già tristi, e questi con sospetti!” (Dante Alighieri, La Commedia, Purg. VI)

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